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CANONE – Canone speciale Rai: pioggia di solleciti anche a chi non deve pagare

Come ogni primavera la Rai torna alla carica con la richiesta di pagamento del canone speciale Radio e TV, un diluvio di solleciti che si sta abbattendo in modo indiscriminato sulle aziende, anche su quelle che hanno comunicato formalmente di non avere apparecchi televisivi o radiofonici nelle proprie attività.

Rispetto alle comunicazioni precedenti, i toni della nuova richiesta di viale Mazzini sono meno aggressivi nella forma ma altrettanto minacciosi nei contenuti. Anche quest’anno si ricorda agli imprenditori che il mancato pagamento del canone speciale costituisce una ‘violazione tributaria’ che spalanca le porte a pesanti sanzioni pecuniarie e accertamenti da parte dell’Agenzia per le Entrate.

Insomma, anche nel 2016, la Rai è ben decisa a fare cassa mettendo le mani nelle tasche dei titolari d’impresa che già versano per questa odiata tassa più di 74 milioni di euro l’anno.

SOLLECITI INVIATI A TAPPETO – Le richieste di pagamento, inviate a tappeto, seguendo la prassi ormai consolidata che ogni imprenditore, non presente negli archivi Amministrativi della Rai, è un potenziale “utente non abbonato”, variano da un minimo di 203 fino a quasi 6.800 euro. Poco importa se nei locali aziendali non sono presenti radio o tv: il bollettino arriva comunque. All’imprenditore l’onere di comunicare alla Rai di non essere tenuto al pagamento. Una comunicazione che va ripetuta ogni anno.

Confartigianato suggerisce alle imprese associate, non tenute a versare il canone,  di effettuare la comunicazione attraverso lettera raccomandata e non con la cartolina postale allegata alla richiesta di pagamento, che potrebbe andare smarrita senza lasciare traccia.

Grazie alle battaglie di Confartigianato, nella nuova comunicazione la Rai non chiede più il pagamento del canone speciale per il possesso di strumenti diversi dal televisore come computer, tablet, smartphone, ma anche impianti di video sorveglianza.

IL CANONE DOMESTICO IN BOLLETTA ELETTRICA  – Persa la battaglia per spillare denaro anche su questi comuni strumenti di lavoro, l’azienda di viale Mazzini conta quest’anno sui super proventi attesi dall’inserimento del canone domestico nella bolletta elettrica.

Ma anche in questo caso il risultato non appare scontato e la vicenda potrebbe risolversi in nuovo pasticcio. È di questi giorni la notizia che il Consiglio di Stato ha sospeso il giudizio sul decreto che introduce la misura sollecitando al Governo una serie di aggiustamenti. Al primo posto la richiesta di definire con esattezza cosa si intende per televisione. Una cosa chiara a tutti che solo nel Palazzo e a viale Mazzini sembrano ancora ignorare.

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