Edilizia

Stretta in materia di sicurezza sul lavoro: prevenzione o repressione?

Passata quasi sotto silenzio la notizia dell’inasprimento delle sanzioni in materia di sicurezza sul lavoro e dell’intensificazione dei controlli da parte degli organi ispettivi è tutt’altro che irrilevante per il mondo dell’impresa. A stabilire nuovi standard, anche a seguito dei tragici episodi di morti sul lavoro verificatisi negli ultimi mesi, è il Decreto Legge 146/2021, il cosiddetto Decreto “Fisco e Lavoro”, in vigore del 22 ottobre scorso. L’obiettivo sarebbe quello di fare leva sul rischio di pesanti sanzioni per ottenere dalle imprese un’attuazione pedissequa della normativa, che dovrebbe a sua volta generare una maggiore tutela della salute e sicurezza del lavoratore e ridurre il numero di morti bianche.

Come Confartigianato abbiamo sempre sostenuto l’importanza di un’implementazione efficace della cultura della sicurezza, anche nelle imprese più piccole. Per questa ragione negli anni abbiamo realizzato centinaia di corsi di formazione, manuali e guide molto schematiche, di facile consultazione e senza troppi richiami alla normativa, perché per noi ha sempre contato poco l’articolo di legge e molto di più la reale comprensione dei concetti da parte di imprenditori e lavoratori. Il sistema della prevenzione, d’altronde, funziona solamente quando tutti i soggetti che partecipano all’attività lavorativa condividono conoscenze, prassi, valori e quando si crea un clima di comunicazione tempestiva ed efficace volta al miglioramento delle condizioni di sicurezza.

Il rischio di quando si legifera sull’onda emozionale, è invece quello di ribaltare completamente il concetto che sta alla base della cultura della sicurezza, sostituendo il valore della prevenzione con l’azione repressiva.

Purtroppo le nuove disposizioni rispondono essenzialmente a quest’ultimo obiettivo. Si prevede infatti che l’Ispettorato del Lavoro, qualora riscontri che almeno il 10% dei lavoratori presenti (la soglia attuale è del 20%) risulti occupato senza instaurazione del rapporto di lavoro, disponga la sospensione dell’attività. Lo stesso provvedimento è previsto in caso di gravi violazioni in materia di salute e sicurezza.

In caso di sospensione per poter riprendere l’attività produttiva è necessario non soltanto il ripristino delle regolari condizioni di lavoro ma anche il pagamento di una somma aggiuntiva di importo variabile a seconda delle fattispecie di violazione (importante vedi allegato 1 decreto inserito). A tal fine sono individuate tre soglie: euro 3.000, euro 2.500 oppure euro 300 per ciascun lavoratore interessato, anche qui con un notevole aggravio rispetto alla situazione precedente.

Non solo: le somme aggiuntive così determinate saranno persino raddoppiate se, nei cinque anni precedenti all’adozione del provvedimento, la stessa impresa risulta già destinataria di un provvedimento di sospensione (art. 14, comma 9, D.lgs. n. 81/2008).

Unitamente al provvedimento di sospensione, l’Ispettorato può imporre specifiche misure atte a far cessare il pericolo per la sicurezza o per la salute dei lavoratori durante il lavoro. In caso di gravi violazioni in materia di sicurezza viene meno il vincolo della reiterazione, finora previsto dalla normativa quale elemento essenziale per procedere alla sospensione dell’attività: alla luce del nuovo Decreto, quindi, una singola violazione, anche solo formale, legittimerebbe la sospensione dell’attività. L’ispettorato può revocare la sospensione solo se vengono regolarizzati i lavoratori in “nero”, si ripristinano le regolari condizioni di lavoro in caso di violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro e si provvede a rimuovere i pericoli derivanti dalle gravi violazioni di sicurezza riscontrate. Inoltre, viene introdotto l’obbligo del pagamento di una somma aggiuntiva per ottenere la revoca della sospensione: in caso di lavoro irregolare, la somma da corrispondere è di 2.500 € se sono impiegati fino a cinque lavoratori irregolari o 5.000 € per più di cinque; qualora la sospensione riguardi violazioni in materia di salute e sicurezza, vengono individuate tre soglie, a seconda della natura dell’irregolarità (3.000 €, 2.500 € e 300 € per ciascun lavoratore interessato). Restano confermate le sanzioni per il datore di lavoro che non ottempera al provvedimento di sospensione: arresto fino a sei mesi nelle ipotesi di sospensione per le violazioni in materia salute e sicurezza; arresto da tre a sei mesi o ammenda da 2.500 a 6.400 euro nelle ipotesi di sospensione per lavoro irregolare. Non sarà sfuggito il richiamo al ruolo dell’Ispettorato del Lavoro, le cui competenze in materia di sicurezza, finora limitate all’edilizia, trasporti ferroviari e altri settori marginali, vengono estese negli ambiti della salute e sicurezza del lavoro. All’estensione delle competenze attribuite all’INL si accompagneranno un aumento dell’organico di 1.024 unità e un investimento in tecnologie di oltre 3,7 milioni di euro nel biennio 2022/2023.

Come Confartigianato non possiamo che rilevare l’ipotesi concreta, in assenza di coordinamento, di un pericoloso “doppio regime” di controlli sulle aziende, con interpretazioni difformi e rischio di contenziosi.

TABELLA VIOLAZIONI E SANZIONI AGGIUNTIVE

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